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Vladimir Nabokov(1899-1977) Lolita (1955)

Ed. Adelphi 2017 pp 395

Trad. Giulia Arborio Mella


 

Figlio di Vladimir Dmitrievič Nabokov, noto politico che finì assassinato (a Berlino anni dopo la fuga dalla Russia), ed Elena Ivanovna Rukavišnikova nacque da una nobile famiglia russa a San Pietroburgo dove trascorse l'infanzia e la giovinezza in una casa che ora ospita un museo dedicato allo scrittore. Poiché in famiglia si parlavano correntemente sia il russo sia l'inglese sia il francese dalla sua più tenera età Nabokov fu in grado di comprendere e parlare queste lingue, come narra nella sua autobiografia Speak Memory!

I Nabokov lasciarono la Russia dopo la rivoluzione del 1917 per recarsi in una tenuta di alcuni amici in Crimea dove rimasero per un anno e mezzo. A seguito della disfatta dell'Armata Bianca in Crimea, abbandonarono definitivamente la Russia e si trasferirono in Occidente, in Gran Bretagna

Nel 1922 completò gli studi di slavo e lingue romanze al Trinity College di Cambridge. Si trasferì quindi a Berlino dove il padre venne assassinato il 28 di marzo e poia Parigi, acquistando una sempre maggiore notorietà nell'ambiente dei russi emigrati, grazie ai suoi primi scritti in russo, pubblicati sotto lo pseudonimo di Sirin. Nel 1925 sposò Vera Slonim dalla quale ebbe il figlio Dimitri nel 1934.

 

Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti e nel 1945 prese la cittadinanza statunitense. Da quel momento egli scrisse in inglese e tradusse in questa lingua alcune delle sue opere precedenti. Insegnò letteratura russa per undici anni presso la Cornell University di Ithaca, dove tenne anche un corso di scrittura creativa (seguito nel 1959 da Thomas Pynchon) e negli ultimi anni visse in Svizzera, a Montreux, dove alternò la sua attività letterariacon quella delle appassionate ricerche di entomologo. Morì a Montreux in Svizzera nel 1977.

Tante furono le sue opere: scrisse in russo fino al 1939, poi in inglese. Certo non ha bisogno della mia presentazione: egli è universalmente conosciuto come autore di Lolita, romanzo scandalo iniziato intorno al 1940 pubblicato a Parigi nel 1955, dieci anni più tardi da lui tradotto in russo.

Il libro raggiunge il massimo del successo nel 1962 grazie al film di Kubrik.

Oggi il termine lolita indica una ragazzina molto sensuale e attraente. Nabokov parlando della protagonista la definisce ninfetta, termine che alla lunga infastidisce, per sottolineare la somiglianza con una Ninfa che nella classicità attirava gli dei impadronendosi della loro mente.

Il romanzo suscitò immediato scandalo per il contenuto scabroso che comunicava: la passione di un professore di letteratura di trentasette anni che rimane letteralmente ossessionato da una dodicenne, Lolita, con la quale intreccia una relazione sessuale dopo esserne diventato il patrigno

 

Consiglio il libro, è un’opera che deve essere letta, la scrittura impeccabile e la composizione perfetta creano un genere di per sé unico. Se la prima parte racconta il crescente delirio erotico di Humbert, nella seconda abbiamo il terrore di perdere Lolita, la perdita vera e propria seguita da una sorta di poliziesco rompicapo in cui Humbert cerca indizi del “rapitore”lungo le strade d’America. In questa parte ho notato la tecnica precisa del giocatore di scacchi e dell’entomologo che con grazia vuole catturare la farfalla per tenerla per sé, nella sua teca.

Nabokov con questo libro crea la sua narrativa in lingua inglese, con temi, luoghi tipicamente americani. Le strade lunghe e dritte, i poliziotti che vengono a controllarti nella tua auto, i motel, le stazioni di rifornimento, i log-cabin nei boschi lontano da sguardi e commenti indiscreti, le scuole americane e le famiglie tutta apparenza e nessuna sostanza. Humbert, Annabel, Valerie, Charlotte, Gustav, Lolita, Quilt sono i personaggi costruiti da Nabokov per adescare il nostro giudizio e lasciarci poi interdetti sul finale.

L’amore di Humbert per Lo, ci viene proposto come vero e profondo, degno di essere vissuto e raccontato da lui tutore e custode della pura Lolita.

Devo comunque dire che sono stata tentata di abbandonare la lettura, mi sono chiesta perché si scrivesse una storia così abietta e perché io fossi lì a leggerla e quasi a giustificare Humbert.

 

«Il primo vero palpito di Lolita mi attraversò verso la fine del 1939 o all'inizio del 1940 a Parigi, mentre ero immobilizzato da un forte attacco di nevralgia intercostale» scrisse Nabokov nella prefazione alle edizioni francese (1957) e italiana (1966) del romanzo. Da quella dolorosa, forzata immobilità ne uscì un bel racconto dalla vita fortunosa, prima ritenuto perduto durante il trasferimento in America nel 1940, poi ritrovato e pubblicato col titolo L'Incantatore. Ma il tema del racconto - l'attrazione di un uomo maturo per una fanciullina nella fase di passaggio fra l'infanzia e l'adolescenza - aveva continuato ad agitare per via sotterranea la vena creativa dello scrittore se egli ci ritornò per dargli pieno sviluppo negli anni Cinquanta.

Benché Nabokov abbia sempre negato - in diverse interviste - di aver attinto la storia dalle cronache, nel 2018 Sarah Weinman pubblica il libro The Real Lolita asserendo che l'autore russo prese spunto da un vero caso. Nel giugno 1948 Florence Sally Horner una ragazzina di 11 anni, fu rapita all'uscita dalla sua scuola a Camden, nel New Jersey, dopo essere stata ingannata da Frank La Salle, un cinquantenne che si fece passare per agente FBI. Tenuta prigioniera viaggiando in diversi posti per 21 mesi attraverso gli USA, l'adolescente fu ripetutamente abusata dall'uomo; dopo aver trovato il coraggio di confidarsi, fu finalmente liberata ma, una volta tornata nella sua comunità, la vittima innocente ne uscì moralmente colpevolizzata come "prostituta". L'amara vicenda si concluse con la morte di Florence in un incidente stradale ad appena 15 anni. Ad attestare l'influenza diretta della vicenda nel romanzo, oltre all'esplicita menzione che Nabokov fa del caso Horner nel capitolo 33, parte seconda del libro, la Weinman cita gli appunti sulla storia di Florence e la nota sulla morte dell'adolescente vergati sul manoscritto del romanzo. Già nel 2005 il critico Alexander Dolinin ipotizzò che il prototipo della storia di Humbert e Dolores "Lolita" fosse proprio il caso Horner. Tuttavia, la scrittura de L'incantatore, il lavoro non pubblicato del 1939, tende a dimostrare invece che l'idea del molestatore e della sua giovane vittima che in hotel si fanno passare per padre e figlia si agitassero nella mente di Nabokov molto prima del caso Horner.

La passione devastante per una minorenne urtava il lettore comune , per questo ben quattro editori americani non accettarono il manoscritto. Alla pubblicazione nel 1956 in America fu giudicato da molti un romanzo pornografico. L’autore voleva descrivere un amore passione per Lolita, che Humbert preda e incanta, fino a quando è lei a fargli scacco matto scomparendo dalla sua vita. Le interpretazioni che vedono opporsi vecchia Europa e giovane America le considero scontate, in questo libro ritengo che sia giusto attenersi alla parola scritta senza interpretare troppo.

I dati di fatto sono che Humbert è in prigione per omicidio, subito ho pensato che avesse ucciso Lolita, accecato dalla gelosia ma non è andata così, la pallottola non è per una donna.

Sappiamo che sua madre era morta quando era bambino e all’epoca viveva in Provenza nell’albergo del padre: l’hotel Mirana. Annabel è la sua prima cotta, una ragazzina della sua età con la quale fa le prime esperienze amorose che lo segnano. La ragazzina muore di tifo e non la vedrà mai più. Sposa Valenka a Parigi, donna dall’età indeterminata ma piccolina e in qualche modo simile alla sua prima ragazza. Trasferitosi negli Stati Uniti per l’eredità di uno zio si trova a casa Haze, consapevole del suo interesse erotico per le ragazzine. Qui sposa Charlotte, madre di Lolita, per rimanere accanto alla ragazza. Dopo la morte della moglie va a prendere Lolita al campo estivo e insieme girano per un anno l’America cambiando albergo ogni paio di giorni. Dopo un anno si fermano a Beardsley dove un professore di francese suo amico gli presta la casa. Lolita va a scuola, una scuola per ragazze dove si nota il suo disinteresse per i ragazzi della sua età; la dirigente dice al padre che recitazione le farebbe bene per abbattere il muro che si è formato dentro di lei. Dopo la recita nuovamente i due riprendono il loro vagabondaggio ma qualcosa si è incrinato, Humbert inizia a diventare sospettoso dei movimenti di Lolita finché lei sparisce. Inizia da qui una ricerca meticolosa e precisa come il gioco degli scacchi incui l’autore era esperto. Salgono a galla particolari inaspettati che gettano ombre sulla Lolita adorata.

L’autore ci parla del suo libro in “Aproposito di un libro intitolato Lolita”; in nove pagine spiega origine implicazioni e ci fornisce un breve commento. Molto interessante dal mio punto di vista è che la prima stesura del testo fosse in russo, siamo allo spartiacque, l’autore aveva scritto solo in russo nelperiodoantecedente al 1940. Trasferitosi negli USA crea un testo che accoglie un nuovo mondo ed un nuovo modo di esprimersi: la lingua inglese. Per molti editori l’argomento è tabù e considerano il testo come pornografico, sebbene Nabokov assicuri che non si tratta assollutamente di quel genere. L’autore non voleva sottostare ad alcun giudizio o critica affrettata: né miti, né simbologia freudiana, né paragoni tra vecchia Europa e nuova America. Unica preoccupazione di Nabokov è la fruizione estetica dell’opera d’arte, quindi anche la mia critica non gli sarebbe piaciuta.

 

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