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Cotidie damnatur qui semper timet

L.N. Tolstoj La Sonata a Kreuzer 1889

Ed Einaudi 2017 pg 117

Traduzione: Leone Ginzburg

Introduzione: Vittorio Strada

La castità è preferibile perfino al matrimonio e al conseguente dono dei figli?

La Sonata a Kreuzer è un breve romanzo di Tolstoj, autore russo dell’Ottocento conosciuto in tutto il mondo per la forza morale delle sue opere.

Tolstoj tra gli anni ‘70 e ‘80 cade in una profonda crisi spirituale che lo avvicina ai testi sacri e alla Chiesa, approdando poi ad un Cristianesimo puro delle origini nato da una purificazione interiore descritta in “Resurrezione”.

Alla base della sua fede ci sarà il Vangelo ed in particolare il Discorso della Montagna.

In questo testo l’autore indaga l’istituzione del matrimonio come tale ma anche l’amore tra i coniugi, la loro fedeltà e si chiede se il matrimonio renda realmente felici.

Durante un viaggio in treno, un certo Pozdnyšev racconta la sua vita matrimoniale al narratore: inizia dalle sue prime esperienze da ragazzo, da studente, fino al fallimentare matrimonio minato da una folle gelosia per la moglie.

L’arrivo dei figli non cementa il rapporto tra i coniugi ma lo insidia ulteriormente.

Il colpo finale arriva da un violinista che lui invita per accompagnare al pianoforte la moglie e l’epilogo una notte in cui si trovava in un altro distretto per lavoro.

La gelosia prende il sopravvento e gli dilania il cuore, parte per arrivare a casa il più velocemente possibile, la sua mente è oppressa, sta male, è annebbiato, non riesce a ragionare con lucidità; vede immagini inesistenti, vaneggia. Prova un bisogno di distruzione, violenza, furore.

Sospetta un interesse tra i due, poi una vera e propria relazione, pensa addirittura che i suoi figli possano essere di altri uomini. Purtroppo il racconto termina con la narrazione dell’uxoricidio, in casa, in salotto, davanti al personale, al violinista e alla presenza dei figli che stavano dormendo nelle camere attigue.

Tra le parole che pronuncia durante questo viaggio apocalittico troviamo: punire, liberarsi, rancore. Definisce sua moglie come cagna schifosa, il suo viso come attraente e odiato, la sua bellezza come animalesca sensualità.

Ormai troppo tardi alla fine del racconto, Pozdnyšev vedendo il volto della donna morta nella bara, comprende la sua azione e implora perdono perché altri non possono comprendere quello che lui aveva provato.

Quello che maggiormente mi ha fatto male durante la lettura è stato l’atteggiamento del marito, sempre alla affannosa ricerca di una motivazione per accusare la moglie di infedeltà. La bellezza che notava nella moglie era un’arma puntata contro di lui.

Verso la fine del suo racconto parla della moglie con appellativi veramente sconvenienti che denotano un odio profondo e malato. Ho avuto la sensazione che lui immediatamente dopo il matrimonio già non sapeva come portare avanti una vita a due; sin dall’inizio la follia si è impadronita di lui e lo ha portato ad uccidere ingiustamente la persona che gli stava vicina.

Poco sappiamo della pena che l’uomo ha dovuto scontare;la custodia dei figli e forse qualche anno in prigione. Lo conosciamo su quel treno tra altri passeggeri, desideroso di raccontare la sua storia come se fosse giusto cercare compassione e partecipazione al suo dolore di uomo tradito.

L’idea di un marito che cerca un modo per poterti accusare di tradimento per escogitare un’occasione per farti fuori è raccapricciante e dannatamente attuale; sembra purtroppo di leggere una cronaca nera sul giornale.

Alcuni punti del libro mi hanno fatto ricordare Anna Karenina, quando il protagonista parla delle donne che cercano un marito ricco anche se sanno benissimo che ha avuto molte donne ma lo fanno perché sono delle abili calcolatrici che scoprono le spalle e usano i belletti per irretire un uomo.

Questo punto viene trattato anche nell’Ars Amatoria di Ovidio ma con uno spirito totalmente diverso e dalle opposte conseguenze.

Che tristezza, che pena quegli uomini che non comprendono se’ stessi e riversano le loro mancanze sulla malcapitata donna che prendono al loro fianco!

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