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JOSEPH ROTH

Joseph Roth 1894-1939 nato a Brody, nei pressi di Leopoli, alla periferia orientale dell’Impero Austroungarico, nell’odierna Ucraina è stato uno scrittore e giornalista austriaco, nostalgico dell'impero che aveva riunito popoli di origini disparate, con lingue, religioni, tradizioni diverse tra cui una fiorente cultura ebraica. Fu cresciuto senza padre, allontanato/si per ragioni non chiare ma molto probabilmente per problemi nervosi. Inoltre, nell'ambiente ebraico ortodosso della Galizia la pazzia era considerata un castigo di Dio, che pesava sull'intera famiglia e peggiorava le prospettive matrimoniali dei figli; perciò nella famiglia non si parlava della sorte del padre e si preferì diffondere la voce che Nachum Roth si fosse impiccato.

La madre visse in modo ritirato e si concentrò principalmente sull'educazione del figlio, che cresceva molto protetto e chiuso. Il rapporto madre-figlio sembra essere stato difficile negli anni successivi. Nel 1922 la madre si ammalò di cancro dell'utero e fu operata a Leopoli, dove il figlio poté vederla brevemente l'ultima volta.

Dal 1901 (a sette anni) Roth frequentò la scuola commerciale fondata a Brody da un magnate e filantropo ebreo, si studiavano il tedesco, il polacco e materie pratiche. Le lezioni si tenevano in tedesco.

Dal 1905 al 1913 Roth frequentò il Ginnasio Arciduca Rodolfo a Brody. Era un bravo studente: unico studente ebreo del suo anno, egli ottenne nel diploma di maturità la dicitura sub auspiciis imperatoris. Ai compagni di scuola dava l'impressione di essere riservato fino all'arroganza, un'impressione che si mantenne anche in seguito tra i suoi compagni all'Università di Vienna. In questo periodo si collocano i suoi primi lavori letterari (poesie).

Dopo la maturità (maggio 1913), Roth si trasferì a Leopoli, dove si iscrisse all'Università.

A Leopoli vi erano acute tensioni, non solo tra le varie nazionalità all'università infatti ci furono scontri tra studenti polacchi e ruteni, ma anche all'interno del mondo ebraico fra chassidismo, haskalah o "illuminismo ebraico" e il movimento sionista che stava diventando sempre più forte. A Brody l'anno di Roth era stato l'ultimo con lezioni in tedesco, e all'Università di Leopoli dal 1871 la lingua d'insegnamento è il polaco. Questa può essere la ragione per cui Roth, che vedeva la sua patria letteraria nella letteratura tedesca, decise di lasciare Leopoli e di iscriversi per il semestre estivo 1914 all'Università di Vienna. Proprio a Vienna, prese parte all'XI Congresso Sionista (2-9 settembre).

Un'esperienza determinante fu per Roth la Prima guerra mondiale, con il conseguente crollo dell'Impero austro-ungarico. Diversamente da molti altri, assunse all'inizio una posizione pacifista.; successivamente la morte dell'imperatore ottantaseienne apparve come metafora centrale per il tramonto dell'impero asburgico- finis Austriae - e la perdita della patria di cui parla nei romanzi La marcia di Radetzky e La cripta dei cappuccini.

Roth per inabilità al servizio militare, fu mandato alla 32ª divisione in Galizia dove fino alla fine del conflitto fu assegnato al servizio stampa nella zona di Leopoli.

Già nel corso del servizio militare Roth aveva cominciato a scrivere per i giornali Der Abend e Der Friede e successivamente lavorò sempre più spesso come giornalista a Vienna e Berlino o come inviato all’estero.

Il 5 marzo 1922 Roth sposò a Vienna Friederike (Friedl) Reichler, conosciuta tre anni prima. Friedl era una donna attraente e intelligente, ma non era un'intellettuale né era adatta alla vita irrequieta e mondana al fianco di un giornalista di successo che viaggiava di frequente. Per di più Roth mostrò sintomi di una gelosia quasi patologica.

Dal 1926 erano apparsi in Friedl i primi segni di una malattia mentale, che nel 1928 divenne evidente. Friedl dapprima fu ricoverata in casa di cura, poi, con l'assistenza di un'infermiera, soggiornò presso i genitori ma ciò non portò alcun miglioramento; la malattia si trasformò in una grave apatia, e fu ricoverata dal 1930 in diverse cliniche a Vienna. Nel 1935 i suoi genitori si trasferirono in Palestina e Roth chiese il divorzio. Nel 1940 Friedl Roth fu mandata a Linz, ma non c'è traccia del suo arrivo là: fu vittima del programma di eutanasia dei nazisti. L'atto di morte porta come data il 15 luglio 1940.

Il 30 gennaio 1933, il giorno in cui Hitler divenne cancelliere del Reich, Roth lasciò la Germania. In una lettera a Stefan Zweig mostrò una sorprendente chiarezza di vedute e un atteggiamento di assoluto e coraggioso rifiuto del nazismo:

Presto anche i suoi libri furono dati alle fiamme. Roth scelse come luogo del suo esilio dapprima Parigi, fece poi diversi viaggi, anche di alcuni mesi, nei Paesi Bassi, in Austria e in Polonia.

Negli ultimi anni la salute e la situazione economica di Roth peggiorarono rapidamente. Nel 1937 dovette lasciare l'Hotel Foyot, dove aveva vissuto per dieci anni, perché pericolante.

Il 23 maggio 1939 fu trasferito all'Ospedale Necker (l'ospizio dei poveri), dopo uno svenimento al "Café Tournon" (presumibilmente in seguito alla notizia del suicidio di Ernst Toller). Il 27 maggio, abbandonato nelle mani di infermieri e medici negligenti, morì per una polmonite bilaterale non diagnosticata tempestivamente. L'esito fatale della malattia fu favorito da una crisi di delirium tremens.

Il 30 maggio non fu sepolto nel cimitero di Montmartre, come avrebbe desiderato, ma nel più periferico cimitero parigino di Thiais, a sud di Parigi.

Oggi a Brody una piccola lapide in ucraino e in tedesco ricorda il grande figlio della città.

L'opera i temi

Risulta difficile attribuire le opere di Roth a un orientamento certo o a un raggruppamento definito della letteratura contemporanea. Al massimo lo si collega con l'orientamento della "Nuova oggettività" (Neue Sachlichkeit), e questa attribuzione potrebbe anche essere adeguata per i primi romanzi. Flucht ohne Ende (Fuga senza fine) non solo ha il sottotitolo Ein Bericht (Un resoconto); nella prefazione l'autore afferma di raccontare la storia di Franz Tunda seguendo i suoi appunti e quello che lui gli ha raccontato, perché non si tratta di creare ma di raccontare perché l’essenziale è ciò che si è osservato.

Egli non prese parte alla sperimentazione linguistica dell'Espressionismo, anzi nei mezzi linguistici rimase tradizionale.

"Joseph il rosso" e il legittimista austriaco

Generalmente si rileva nel 1925/26 una trasformazione di Roth da socialista a monarchico. Come prova che fino a quel momento Roth fosse uno scrittore "socialista" o almeno "di sinistra" servono i suoi articoli di critica sociale degli anni precedenti. È comunque evidente che una disfunzione sociale non è per lui il punto di partenza per costruzioni teoriche o la prova di una teoria già formulata; Roth rimane nel concreto e si dimostra osservatore molto preciso.

Il fatto che alcuni articoli di Roth furono pubblicati nel giornale socialdemocratico «Vorwärts» con lo pseudonimo "Joseph il rosso"“ non fonda necessariamente una caratterizzazione del primo Roth come socialista.

Anche la sua appartenenza al "Gruppo 1925", un'associazione di scrittori di sinistra, non è una vera prova: Roth appare come firmatario delle risoluzioni del gruppo, ma non prese parte agli incontri.

Patria e perdita della patria

In questi anni appaiono anche quelle opere di Roth al centro delle quali si trova il tramonto dell'Austria come metafora per la perdita della patria. A questo gruppo appartengono i grandi romanzi Radetzkymarsch (La marcia di Radetzy) (1932) e (collegato narrativamente a questo) Die Kapuzinergruft (La cripta dei cappuccini) (1938), così come il racconto Die Büste des Kaisers (Il busto dell'Imperatore) (1934).

 

In una lettera scritta a Stefan Zweig il 6 aprile 1933 dall'Hotel Foyot a Parigi, una delle sue residenze abituali, scrive: [...] Io sono un anziano ufficiale austriaco. Amo l'Austria. Ritengo vile non dire oggi che è venuto il tempo di provare nostalgia per gli Asburgo. Voglio riavere la monarchia, e voglio dirlo.

Il tramonto dell'Austria come perdita della patria e la sua elaborazione da parte di Roth richiama l'attenzione sulla precoce perdita del padre. Questo sentimento di perdita e sradicamento viene visto però anche in altro modo, cioè come senso della vita degli Ebrei galiziani e degli Ebrei in genere, per esempio nel saggio Juden auf Wanderschaft (Ebrei erranti).

Roth, molto vicino alla fine, ha trasformato in direzione cattolica la nostalgia di un ritorno alla sicurezza (anche religiosa) della cultura ebraica dello "Shtetl" nella Legende vom Heiligen Trinker (La leggenda del santo bevitore), dove per miracolo e grazia divina il senzatetto ubriacone Andreas Kartak trova nella morte liberazione e ritorno a casa.

 

La leggenda del santo bevitore (racconto)

 

La leggenda del santo bevitore

Die Legende vom heiligen Trinker

Joseph Roth 1ª ed. originale 1939 1ª ed. italiana 1975

Genere racconto Lingua originale tedesco

 

La leggenda del santo bevitore (Die Legende vom heiligen Trinker, 1939) è un racconto autobiografico dello scrittore austriaco Joseph Roth, pubblicato postumo ad Amsterdam da Allert de Lange nel 1939. Tutta la straziata dispersione della vita di Roth – e soprattutto dei suoi ultimi anni, quando, proprio a Parigi, trovava una suprema, ultima lucidità nell'alcol – traspare in questa immagine di un uomo ormai tranquillamente estraneo a ogni società, visitato da brandelli di ricordi, generosamente disponibile a tutto ciò che incontra – e in segreto fedele a un unico e apparentemente inutile voto.

1934, Il libro segue le vicende di un alcolizzato, Andreas Kartak. Originario dell'Impero Asburgico orientale, dove aveva lavorato nelle miniere di Quebecque. Dopo aver ucciso il marito della sua amante, è fuggito a Parigi. Ora vive sotto i ponti della Senna: una sera, dopo il tramonto, nell'incerta luce del suo rifugio, riceve 200 franchi da un uomo che aveva deciso di convertirsi al cristianesimo, dopo aver conosciuto la storia della piccola Santa Teresa di Lisieux. Andreas si impegna a restituire il denaro la domenica seguente, facendo un'offerta nella chiesa di Ste-Marie des Batignolles, prima della messa delle dieci. Molte volte Andreas, aiutato dal destino, avrà in tasca una somma di denaro sufficiente per saldare il proprio debito, recuperando l'onore e la dignità; altrettante volte si lascerà però distrarre da amori, vizi, vecchie amicizie, travolto dalla passione per le donne, gli amici e l'alcol (Pernod). Nelle ultime settimane della sua vita, nella primavera del 1934, Andreas Kartak Olschowice proveniente dalla Slesia polacca è testimone e protagonista di una serie di miracoli che lo aiutano a rimettersi in sesto, a trovare abiti decenti, alcuni amici di un tempo e la donna amata. Dopo il primo "miracolo" trova un borghese gentile, "eccezionalmente grasso", che lo assume per sovrintendere ad un trasloco e, oltre a pagargli il compenso pattuito di 200 franchi, gli offre da bere. Incontra anche la sua ex amante, Karoline, con cui aveva rotto prima di andare in prigione. Fanno una gita, si annoiano, passano la notte insieme ma all'alba Andreas, la vede "pallida, gonfia, e con il respiro pesante, dormiva il sonno mattutino delle donne che invecchiano". Si veste ed esce furtivamente, lasciandola addormentata. Nel portafoglio usato che ha comprato per sistemare il denaro guadagnato, trova una banconota da 1.000 franchi. Un vecchio compagno di scuola, diventato un calciatore, ricco e famoso, lo ospita nel suo albergo e lo riveste da capo a piedi. Qui ha un'avventura con una ballerina del casinò, Gabby, che però gli sfila parte dei soldi. Andreas non se la prende: "il piacere si paga, e lui il piacere l'aveva avuto". Nonostante tutto rimane fiducioso che i miracoli continuino. Si reca alla chiesa dove deve portare i 200 franchi alla piccola Therese e qui incontra un amico che, oltre a coinvolgerlo in altre sbornie, si rivela uno scroccone e gli sottrae i soldi che doveva lasciare in chiesa. La sera successiva, lo stesso uomo misterioso che gli aveva prestato i primi 200 franchi gliene dà altri 200. Aspetta la domenica seguente, si reca in chiesa e qui, prima di poter consegnare i soldi, si sente male e muore "Voglia Dio concedere a tutti noi, a noi bevitori, una morte tanto lieve e bella".

Personaggi

Un distinto borghese

Andreas Kartak: il protagonista della storia, è un vagabondo proveniente dalla Slesia, ex-minatore.

Portafoglio

Karoline: la donna sposata della quale Andreas era l'amante ai tempi in cui era minatore.

Woitech: amico di Andreas, anche lui ex-minatore.

Kanjak: amico di Andreas, famoso calciatore.

Santa Thérèse: santa statua

 

Il tema di fondo è l'incerta collocazione sociale dei derelitti che Roth raffigura nei suoi romanzi. Sia pure senza fissa dimora, Andreas rimane una persona cui bisogna riconoscere una certa dignità. Come Franz Tunda, Nicholas Tarabas, Kargan e altri protagonisti dei romanzi di Roth, anche Andreas Kartak si muove in quella zona grigia, tra benessere e aberrazione, partecipando, senza crederci, ai riti di una borghesia che lo attrae e lo disgusta. Ospite su questa terra. Roth ed Andreas si somigliano. Entrambi provenienti dai territori di quello che fu il grande e multinazionale impero asburgico, dissolto e frantumato dopo la prima guerra mondiale. Dissipati e consumati dall'abuso di alcol eppure magicamente attaccati alla vita e ai suoi inspiegabili eventi. Pieni di speranza e sicuri del proprio valore, nonostante l'indifferenza di chi li guarda, li giudica e li giudica male. Come dice lo stesso Roth: "Ecco quel che sono veramente: cattivo, sbronzo, ma in gamba" Hackert accusa il racconto di essere eccessivamente autoreferenziale e sentimentale: "una sbornia di auto-osservazione. Potrei allora aggiungere che Roth magari tira le file della sua vita e fa un esame di coscienza , prende l’estrema unzione prima di uscire da questo mondo ed entrare nell’eternità.

 

Invito alla lettura di Roth – di M. Sechi ed. Mursia

L’opera di R. documenta il periodo storico politico e umano tra il 1918 e il 1939. Roth ha vissuto molte trasformazioni avvenute nel primo Novecento. Ha perso la patria, ha sperimentato la discriminazione degli ebrei orientali e di conseguenza l’esilio.

Nelle sue opere alcuni protagonisti sono in realtà personaggi maschera che gli assomigliano:Franz Tunda, Franz Trotta, Andreas Kartak, attraverso i quali spiega la sua storia personale di uomo che va verso la decadenza.

Roth nasce come sappiamo in una famiglia ebrea, nel corso della vita egli decide di diventare cattolico per approdare ad un ateismo sicuramente più adatto a lui; anche questo è un migrare, un cercare il proprio posto da qualche parte o in qualcosa.

Roth fu uno scrittore apolide, apolitico, critico sia del fascismo e nazismo come dello stalinismo.

La sua unica patria potrebbe essere l’opera letteraria, unico posto in cui lo scrittore ha casa.

Il suo stile è scarno e senza arricchimenti formali in quanto deve scrivere e descrivere la realtà così come lui la vede, senza inventare o creare niente, come lui stesso afferma nella premessa di “Fuga senza fine”.

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