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Joseph Roth Fuga senza fine 159 pgg. Ed.Bompiani 1982

.. nel cuore della capitale del mondo, non sapeva cosa dovesse fare. Non aveva nessuna professione, nessun amore, nessun desiderio, nessuna speranza, nessuna ambizione e nemmeno egoismo. Superfluo come lui non c’era nessuno al mondo. pg. 152 cap.34

Superfluo e in fuga senza fine in un mondo di cui non riesce a sentirsi parte.

Tunda a Parigi come a Vienna o in Renania si sente “uomo superfluo” per quel mondo.

 

Franz Tunda è il protagonista principale, che ad un certo punto del libro (cap.11) invia una lettera a Joseph Roth dove gli racconta sommariamente le vicende della sua vita e i discorsi che affrontava in società, dove la gente era molto incuriosita dalla sua vita, ragione per cui inizia a scriverli e a renderli ancora più interessanti per coloro a cui piaceva ascoltarlo.

Franz pur vivendole sue avventure, porta sulla carta in modo evidente alcune vicende, anche interiori, che sono proprie di Roth. Il titolo ha già un tratto dell’autore che continua a spostarsi partendo da una città non lontana da Leopoli in Ucraina, dove nacque e dove risiedeva la sua famiglia. La storia si svolge in Siberia, a Vienna, in Renania e a Parigi; tutti luoghi in cui visse anche l’autore, provando sempre uno sradicamento e una estraneità a luoghi e persone, fino al punto in cui egli perde anche il suo nome, prendendo quello del “fratello” siberiano, ma di origine polacca che lo ha accolto nella sua casa ospitandolo come un vero familiare, quando lui, un giovane ufficiale asburgico, prigioniero dei Russi durante la prima guerra mondiale, riesce a evadere, rimanendo in quei luoghi per anni senza dare alcuna notizia di sé ai familiari e alla fidanzata.

In un momento in cui l’arte, in ogni suo aspetto ricerca la sperimentazione di forme e linguaggi nuovi, Roth scrive opere letterarie che raccontano fatti verosimili e legati alla storia.

I luoghi che descrive fanno parte della mitteleuropa che si sta creando con la fine dell’Impero Austroungarico: le zone della Galizia, Austria, Polonia, Germania orientale, con Parigi che invece rappresenta una realtà diversa, ma anche qui il protagonista è “spaesato”.

I legami e le situazioni di cui parla hanno sempre un rapporto stretto con la sua biografia: la famiglia, la figura della compagna, la società.

Nelle sue opere queste situazioni ritornano con personaggi diversi che alla fine esprimono la stessa alienazione.

La famiglia di origine descritta qui differisce dalla sua in alcuni elementi: lui infatti nella vita reale non ha un fratello, il padre non lo ha mai conosciuto.

La madre assomiglia alla sua solo per il fatto che come lui sottolinea, è di origine ebraica. Sottende tutta la storia comunque un senso di bassa stima dei genitori nei confronti dei suoi desideri; comunque siamo all’inizio del ‘900 e la cosa è normale.

Nel testo ho notato una dipendenza del protagonista dalla figura femminile, che nella realtà era la madre, nella finzione è rappresentata dalle diverse donne di cui si innamora: Irene Hartmann, la fidanzata borghese in Austria; Natasha Aleksandrovna, militante per la rivoluzione, sempre in azione per un ideale politico; Alja, che prende in moglie, la mite e silenziosa figlia del vasaio di Baku, dove lui sitrovava per seguire le riprese cinematografiche di un istituto scientifico. Proprio in questa città, all’arrivo dei piroscafi, sente nostalgia del vecchio mondo che ha lasciato, sente il bisogno di cambiare, di fuggire. La fuga non risolve i suoi bisogni interiori perché alla società che si sta formando non riesce a star dietro e ad adeguarsi. La società borghese basata su progresso (nuova società) e denaro (unico valore seguito) per un attimo lo attira, ma una volta compreso il suo meccanismo non può fare a meno di allontanarsene. La casa e gli arredi, il matrimonio, la famiglia, il ruolo sociale sono solo facciata senza contenuto. A casa del fratello Georg in Renania - luogo non ulteriormente definito perché valido per qualsiasi città tedesca – trova arredi sacri degradati a suppellettili alla moda da esibire ai ricevimenti; un matrimonio vissuto nel tradimento; gli invitati alle sere galanti sono borghesi con una mentalità ottusa e chiusa in classi e ranghi.

Scritto in modo semplice, fa uso di dialogo e descrizioni, non c’è una scelta lessicale ricercata in quanto il suo messaggio è dato dalle situazioni e non dal linguaggio usato.

Condivido e comprendo il suo modo di sentirsi in società, dove contano posizione e relazioni dove il progresso si basa su pregiudizi. Lui sente questo scostamento in modo duplice: sia come ebreo che come cittadino di uno stato che non esiste più.

Da cosa fugge Franz Tunda? Dal vuoto sociale, politico e religioso lasciato dalla fine dell’Impero Austroungarico, dal vuoto assoluto. Nessuno stato, nessuna patria, nessuna religione, nessuna lingua: da questo nasce la tradizione letteraria jiddish della Ostjudentum, degli ebrei che escono dallo shtetl ai confini del lontano est dell’ex Impero e vanno verso occidente, talvolta fino agli Stati Uniti, sottraendosi alla protezione della tradizione e precipitando nella mercificazione di beni e valori.

Chi effettua questa uscita obbligata e si inserisce nelle moderne società poi scrive come Roth della mancanza dei valori e del caos sociale che viene chiamato progresso e successo individuale.

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